Aikot27

IMG_1031Cos’è? Niente di più remoto dal grigio, umbratile ricorso al teatro di sempre, quello dei palchi delle poltrone e dei drappi rossi, Aikot è solo corpi e suoni e sangue a ridosso della storia mai narrata dell’uomo ai margini della storia stessa, nutrice di fandonie utilizzatrici dell’incoscienza contemporanea. Viva Brecht quindi, viva il testimone fortunato di Majakowskji, viva l’attore sui megafoni di Diderot, viva per sempre l’assenza di Carmelo Bene con la morte del morto orale, viva la peste di Artaud, viva l’accadimento, il pericolo e la magia di Artaud, viva la danza di Mnouckine, di Carlsson, di Pina Bausch, con il teatro di Piscator, di Bob Wilson, di Tadeusz Kantor, il cinema di Ford, di Kurosawa, di Eisenstein, viva il brulicante selvaggio micidiale e crudelissimo ‘900, con tutte le sue torve insidie sull’arte e sulla sua “scancellazione”. Si resiste a dismisura dove la dismisura genera tiranni “si è riempita di cose non opportune e non convenienti, è salita su eccelsi dirupi e ora precipita in un abisso di necessità perché non ha saldo il piede” (Sofocle) a diffondere il verbo della rinascita dopo dolorose doglie, sulle sue tavole consunte di palcoscenico percosso. Aikot riscrive, testimonia, testimonia, testimonia senza esserci mai stato, vuole farlo perché è nato per farlo e non smette di farlo anche quando ha già smesso. Nutriamo effervescenza di ricordi e di memorie che, nostro malgrado, reclamano noi di Aikot a ridirli e a rifarli come abisso di necessità; non indispensabili, ma vivi sul fatto, liberati dall’imbarazzo del silenzio soggiogato dai secoli e dal torpore dell’inattività mentale, quindi testimoni per forza e per voglia, epici per gesta e muscolarità, narranti per raccolta e formazione, indagatori per auspicio di bellezza e di ritorno dal Dio della presenza e del cosmo. Lavoro sulla propria pelle, quello che ha leccato ferite, osservato mondi, ascoltato vite, visto nascite, accudito morti, celebrato matrimoni, sofferto addii, goduto incontri, venerato maestri, asciugato lacrime e pianto, sguainato spade, alterato verità, adontato bugie, smarrito vie, ritrovato pace. Pare non vero ma questo è il vero lavoro che vive in Aikot e tiene in vita Aikot prima e dopo di lui.
Il teatro di Vincenzo Di Bonaventura per offrire alla community un punto di incontro laddove i testi classici scendono in mezzo a tutti come nella migliore tradizione della commedia dell’arte.